Le trasformazioni della palude alluvionale dal 1800 ad oggi.

Nel 1800 la piana di Manfredonia fino alla foce dell'Ofanto era caratterizzata da estese paludi, determinate dall'apporto idrico dei torrenti che provengono dal Subappennino Dauno, dal Gargano e delle risorgive. In prossimità della foce questi corsi d'acqua, a causa dell'assenza di pendenza, determinavano estesi allagamenti e in alcuni casi situazioni simili a veri e propri piccoli delta. Le attività economiche che venivano svolte in queste aree erano il pascolo dei bufali e degli equini la pesca, la caccia e la raccolta di vari prodotti naturali, dalle cannucce, alle erbe spontanee per uso alimentare, alle rane, lumache e altri molluschi.
La bonifica, cominciata a fine '800 e poi soprattutto dagli anni '30 del Novecento in poi ad opera del Consorzio per la Bonifica di Capitanata, ha comportato delle modifiche strutturali di tutte le zone umide di Capitanata.
Le zone umide del Comune di Manfredonia sono state le ultime ad essere bonificate. Prima dell’inizio delle opere di regimentazione e bonifica il territorio era percorso dai tratti terminali dei torrenti Candelaro, Cervaro e Carapelle che si accompagnavano a marane (ossia depressioni, sull’area pianeggiante del Tavoliere dove affiorano sorgenti più o meno perenni) per poi contribuire alla formazione di veri e propri laghi costieri quali il Lago della Contessa, il Pantano Salso, il Lago Verzentino, il Pantano di Siponto che erano in continuità, e presumibilmente coprivano una estensione (compresi gli allagamenti invernali) di non meno di 30.000 ettari. continua

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