Le trasformazioni della palude alluvionale dal 1800 ad oggi.
Nel 1800 la piana di Manfredonia fino alla foce dell'Ofanto era caratterizzata da estese paludi, determinate dall'apporto idrico dei torrenti che provengono dal Subappennino Dauno, dal Gargano e delle risorgive. In prossimità della foce questi corsi d'acqua, a causa dell'assenza di pendenza, determinavano estesi allagamenti e in alcuni casi situazioni simili a veri e propri piccoli delta.
Le attività economiche che venivano svolte in queste aree erano il pascolo dei bufali e degli equini la pesca, la caccia e la raccolta di vari prodotti naturali, dalle cannucce, alle erbe spontanee per uso alimentare, alle rane, lumache e altri molluschi.
La bonifica, cominciata a fine '800 e poi soprattutto dagli anni '30 del Novecento in poi ad opera del Consorzio per la Bonifica di Capitanata, ha comportato delle modifiche strutturali di tutte le zone umide di Capitanata.
Le zone umide del Comune di Manfredonia sono state le ultime ad essere bonificate. Prima dell’inizio delle opere di regimentazione e bonifica il territorio era percorso dai tratti terminali dei torrenti Candelaro, Cervaro e Carapelle che si accompagnavano a marane (ossia depressioni, sull’area pianeggiante del Tavoliere dove affiorano sorgenti più o meno perenni) per poi contribuire alla formazione di veri e propri laghi costieri quali il Lago della Contessa, il Pantano Salso, il Lago Verzentino, il Pantano di Siponto che erano in continuità, e presumibilmente coprivano una estensione (compresi gli allagamenti invernali) di non meno di 30.000 ettari.
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All’incirca intorno al 1813 ebbe inizio l’età delle bonifiche in Capitanata, dapprima con il decennio francese per poi continuare sotto il governo borbonico fino a completarsi nel periodo successivo alla II Guerra mondiale.
Gli interventi realizzati si possono sintetizzare in opere tese ad interrare, con sedimenti fluviali, le aree paludose circostanti il Lago Salso e nella realizzazione di vasche di colmata con annesse varie opere di canalizzazione, che però andarono perse per mancanza di manutenzione.
Nasce il nuovo Lago Salso
Verso la metà degli anni '50 del Novecento, in seguito al completamento delle operazioni di bonifica, nacque un'area arginata di circa 541 ettari, che riceve le acque soprattutto dal canale Roncone collegato direttamente al torrente Cervaro, mentre il torrente Candelaro, ad ovest, la divide dalla palude di Frattarolo, un'area umida decisamente più salmastra e solo periodicamente allagata.
Questa palude insieme ai terreni limitrofi bonificati, di proprietà del Comune di Manfredonia, fu affittata a privati con un contratto di 29 anni.
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La zona umida aveva due funzioni:
Riserva d'acqua a scopo irriguo;
Riserva di caccia e vallicoltura ittica
Gli affittuari, nel 1959, arginarono la zona umida per creare le attuali tre valli (valle alta, valle di mezzo, Lago Salso) di diversa profondità: normalmente sotto il metro a seconda del livello stagionale e delle esigenze gestionali, nelle prime due vasche; compresa tra 50 e 150/170 nel lago Salso.
Successivamente, la gestione venne assunta da una società denominata 'Daunia Risi' che dal 1981, gestì la zona umida a fini venatori avendone ottenuto il riconoscimento, in base alla legge regionale sulla caccia (L. 968/77), come Azienda Faunistico-Venatoria.
La restante zona agricola venne invece coltivata e per un breve periodo, si tentò anche la coltivazione del riso (da cui il nome dato all’Azienda).
La Daunia Risi inoltre fu una delle prime Riserve di caccia a stipulare una convenzione con un’associazione ambientalista per la conservazione dell'Oca selvatica Anser anser, convenzione che non ebbe nessun esito in termini conservazionistici, ma che anzi creò nuovi alibi ai concessionari.
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La gestione a fini venatori fu attuata fino al dicembre 1992 quando fu decretata la perimetrazione del Parco Nazionale del Gargano.
Dal gennaio 1993, infatti, nella 'ex Daunia Risi', oggi Oasi Lago Salso, non è più ammessa l'attività venatoria, in quanto parte integrante del Parco, ripartita in due zone (1 e 2) a diverso grado di protezione.
Attualmente l’area è gestita da una società mista pubblico-privata costituita dal Comune di Manfredonia e dall’Ente Parco, denominata “Oasi Lago Salso”.
Oltre ad essere compresa nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano l’Oasi Lago Salso è anche parte di un’area più vasta (Sito di Importanza Comunitaria - SIC e Zona di Protezione Speciale - ZPS) fondamentale dal punto di vista naturalistico secondo la legislazione europea.
Essa costituisce, quindi, un importante tassello di un comprensorio di zone umide ed estesi terreni agricoli, con un valore naturalistico-ambientale complessivo di eccezionale rilievo.
Dall’interdizione della caccia, nel corso degli anni sono stati realizzati, e sono tuttora in corso di realizzazione, numerosi interventi finalizzati alla conservazione delle specie animali più minacciate presenti in Puglia, attraverso l’attivazione di progetti finanziati dalla Comunità Europea (LIFE) e dalla Regione Puglia (POR).